L’intelligenza artificiale sostituirà l’uomo?

Ieri ho partecipato all’iniziativa dell’Ordine degli Avvocati di Bari dal titolo “L’imparzialità del decisum robotico”, organizzata nell’Aula Magna “Aldo Moro” del Dipartimento di Giurisprudenza, con la finalità di studio di valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale in ambito giudiziario.

Lo dico subito che non sono convinto che un giorno gli imputati verranno giudicati da robot per tutta una serie di ragioni. Innanzitutto, una macchina si affida a freddi numeri, o algoritmi, e quindi non giudica, decide. Basta. Immagino anche la difficoltà di far comprendere a pieno le sfaccettature di un caso. Le ragioni, il movente, gli aspetti umani.

Tralasciando gli scenari giudiziari futuri, che non mi competono, posso fare una riflessione sulla mia esperienza di lavoro e di vita.

L’intelligenza artificiale nasce per migliorare la vita delle persone.

Tutto sta al suo utilizzo.

Ci sono, secondo me, due stati d’animo per approcciare l’intelligenza artificiale:

  1. Entusiasmo;
  2. Paura.

Spesso entrambi in misura esagerata, io suggerisco una via di mezzo. Dobbiamo imparare a conoscere le molteplici potenzialità dell’evoluzione tecnologica ma non consegnare le nostre vite a chissà chi.

A tal proposito, l’introduzione del Gdpr potrà sembrare una scocciatura ma alla fine è un valido strumento di difesa. Tutti siamo utenti di qualche servizio, su questo non c’è dubbio.

Allora perché vivere con superficialità la gestione e la tutela dei nostri dati? Se un servizio o un prodotto sono gratis in cambio dei tuoi dati personali vuol dire che sono questi ultimi la moneta di scambio.

L’approccio di un’organizzazione, impresa o ente pubblico che sia, deve essere orientato a mettere al centro la persona. Tutelare i dati grazie a processi controllati, quelli sì, da un’intelligenza artificiale ma anche umana.

Contattami se hai bisogno di aiuto.