Comunicazione

Il terzo settore ha bisogno di voce, non solo di fondi

Come nasce terzosettore.vivibari.com e perché oggi il sociale deve imparare a raccontarsi con visione editoriale.

C’è una frase che mi accompagna ogni volta che mi trovo a lavorare con enti, cooperative o associazioni: “Se non comunichi, non esisti”. Nel terzo settore questo vale doppio perché chi si occupa di sociale è spesso concentrato su progetti, persone, bisogni e la comunicazione finisce in fondo alla lista delle priorità.

Oggi, più che mai, il terzo settore ha bisogno di raccontarsi, di farlo bene, con autenticità e strategia.
Per questo, come direttore della testata Vivi Bari, ho voluto creare uno spazio dedicato esclusivamente a queste realtà: è nato terzosettore.vivibari.com, l’inserto editoriale che dà voce a chi lavora ogni giorno per costruire inclusione, cittadinanza attiva, diritti.

Non un elenco di iniziative, ma una vera narrazione sociale

L’obiettivo non è fare pubblicità alle organizzazioni, né elencare bandi o rendicontare attività. L’obiettivo è raccontare storie che abbiano impatto, senso, concretezza. Storie che parlano di ragazzi, famiglie, comunità ma anche di operatori e volontari che ogni giorno affrontano sfide reali, spesso invisibili. Il nostro lavoro, in Studio Del Core, è proprio questo: trasformare la comunicazione in uno strumento di relazione e non solo di visibilità.

Una collaborazione che ha fatto la differenza: il progetto BeT(w)een

La spinta decisiva per lanciare questo inserto è arrivata anche da un’esperienza concreta, che mi ha coinvolto personalmente: la collaborazione con la cooperativa sociale Gea e il consorzio Meridia sul progetto BeT(w)een – For Family & Teen, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Un progetto complesso, che mette in rete scuole, famiglie, psicologi, educatori. Un progetto che parla di adolescenza, relazioni familiari, benessere educativo e che, come spesso accade, rischiava di essere raccontato solo tramite rendicontazioni tecniche, materiali di progetto, loghi e sigle.

Abbiamo scelto un’altra strada: raccontare il percorso con lo stile del giornalismo di impresa, con interviste, storie, testimonianze, contenuti pensati per emozionare e far riflettere, non solo per “documentare”. Da lì è nato un filone e la convinzione che servisse uno spazio stabile, riconoscibile, accessibile a tutti: terzosettore.vivibari.com.

Perché la comunicazione nel sociale non è un lusso ma una leva strategica

Troppe organizzazioni si affidano ancora a volantini, post generici, o delegano tutto a una “persona dello staff che si occupa anche dei social”. Il risultato? Progetti meravigliosi che non arrivano a nessuno. Finanziamenti ottenuti ma nessuna narrazione costruita, nè posizionamenti e relazioni.

Comunicare bene significa:

  • rendere visibile l’impatto di ciò che si fa;
  • creare fiducia in chi sostiene o partecipa;
  • coinvolgere nuovi beneficiari;
  • rendere giustizia al lavoro degli operatori.

Soprattutto, significa trasformare ogni progetto in una storia che resta.

Il valore del brand journalism nel non profit

Il nostro approccio si chiama brand journalism. È un giornalismo applicato alle realtà che vogliono comunicare, ma non con uno spot o uno slogan, bensì con un racconto credibile, continuo, coerente.

Lo stiamo facendo con terzosettore.vivibari.com: non un ufficio stampa, non una vetrina, ma un giornale che parla di sociale con il linguaggio del giornalismo.

In conclusione

Credo che il terzo settore abbia oggi una responsabilità in più: quella di farsi conoscere per davvero, e non solo nei momenti istituzionali. Il lavoro che tante realtà fanno ogni giorno ha bisogno di voce, di racconto, di strumenti. Terzosettore.vivibari.com è il nostro contributo a questa sfida culturale. Non ci limitiamo a osservare: ci siamo dentro, dalla parte di chi lavora, progetta e crede ancora nella forza della parola giusta al momento giusto.

Contattami per raccontarmi il tuo progetto

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