Comunicazione, Social media

Le vecchie metriche non bastano più: contano i riassunti dell’AI e la tua community

Per anni abbiamo misurato il successo di una campagna di comunicazione con le stesse, identiche, metriche:
quante visualizzazioni, quanti like, quanti follower, quanti clic.

Un sistema basato esclusivamente sulla quantità, spesso scollegato dal vero impatto ma che oggi sembra essere superato. Anzi, lo è del tutto.

Viviamo in un ecosistema digitale dove i contenuti sono miliardi, il tempo delle persone è poco, la soglia d’attenzione è minima. Stiamo entrando nell’epoca delle intelligenze artificiali che filtrano, riassumono, selezionano per noi. In questo nuovo contesto, non vince chi parla più forte ma chi riesce a restare nella memoria.


La quantità è facile da gonfiare, l’attenzione no.

Possiamo ancora rincorrere like e follower e spendere budget per “far girare” un contenuto (non su tutti i tipi di contenuto però, leggi qui). Tuttavia, sappiamo tutti che quei numeri non ci dicono nulla su:

  • quanto il messaggio è stato recepito;
  • quale fiducia ha generato;
  • se torneranno a leggerci, ascoltarci, seguirci.

Per questo oggi, più che mai, serve cambiare paradigma. Serve costruire comunicazione che lascia traccia, anche se raggiunge “solo” 100 persone, o anche meno.


L’AI deciderà cosa è rilevante e tu dovrai esserci dentro.

Uno scenario non così lontano: un cliente cerca informazioni su un argomento e chiede a un assistente virtuale di riassumere le 3 cose da sapere. Quel riassunto sarà basato su fonti affidabili, contenuti chiari, ben strutturati, autorevoli.

Se tu non sei tra quelle fonti, sei fuori e non perché il tuo lavoro non sia valido, ma perché non lo hai raccontato nel modo giusto, nel posto giusto, con il linguaggio giusto.

Essere parte della conoscenza accessibile tramite intelligenza artificiale significa:

  • avere contenuti stabili (non solo post effimeri);
  • pubblicare testi chiari, utili, coerenti;
  • curare la propria presenza editoriale come se fosse una testata.

Chi produce valore e lo racconta bene sarà incluso, gli altri no. Non importa se hai 100.000 follower, se il tuo contenuto non è strutturato per durare, l’AI lo salterà.


Conta la community. Anche se è fatta di 10 clienti.

I fuffaroli dei numeri hanno insegnato alle aziende che dovevano parlare a “più gente possibile” ma oggi più che mai è più strategico parlare a poche persone, in modo davvero utile. Clienti, utenti, lettori, cittadini… che si sentano parte di qualcosa.

Una community non è un pubblico ma una relazione e si costruisce:

  • rispondendo, non solo pubblicando;
  • offrendo contenuti pensati per chi già ti segue, non per chi “potrebbe arrivare”;
  • valorizzando ciò che succede nei commenti, nei messaggi, nelle conversazioni vere.

Anche un piccolo gruppo può diventare il motore della tua comunicazione. Se riesci a nutrirlo con contenuti di senso, saranno loro a consigliarti, a condividerti, a difenderti, a sostenerti.


Verso una nuova metrica: memoria, fiducia, reputazione

Il successo di una campagna non può più essere misurato solo in clic. Va misurato in:

  • quante persone si ricordano di te dopo una settimana;
  • quante ti citano come fonte di valore;
  • quante parlano di te anche quando tu non stai parlando.

Questa è la nuova metrica e non si costruisce con i numeri, bensì con la coerenza, la chiarezza, la continuità.


In conclusione

Siamo passati dal marketing dell’interruzione alla comunicazione della relazione e stiamo entrando nell’era in cui sono le macchine a decidere cosa vale la pena ricordare.

Chi produce contenuti superficiali, pensati solo per ottenere numeri facili, sarà dimenticato. Chi invece sceglie di costruire una presenza editoriale solida, umana, credibile, continuerà a essere cercato, citato, consigliato.

Meglio 10 clienti che ti ascoltano davvero, che 10.000 che ti scorrono senza pensarci. Meglio un contenuto che entra nei riassunti dell’AI, che 100 post pensati solo per rincorrere un algoritmo.

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