Editoria, criteri per le testate online

Con l’approvazione del ddl Editoria alla Camera lo scorso 4 ottobre, in terza lettura quindi definitiva, viene riformato, praticamente per intero, tutto il settore. La principale novità che mi preme evidenziare è che tra i criteri per il riconoscimento dei contributi statali c’è quello che la testata giornalistica abbia una versione digitale.

Andiamo con ordine. Si parte dall’istituzione del “Fondo per il pluralismo e l’innovazioneriforma-editoria dell’informazione” presso il Ministero dell’Economia. Il suddetto fondo, che sarà ripartito con decreto del Presidente del Consiglio, verrà alimentato da un contributo di solidarietà dello 0,1% del mondo della raccolta pubblicitaria; dalle risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica comprese quelle del Fondo straordinario e quelle destinate a radio e Tv locali; da una quota dell’extra-gettito del canone Rai.

I soggetti beneficiari saranno:

  1. Emittenti locali;
  2. Cooperative giornalistiche;
  3. Enti senza fini di lucro;
  4. Quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche;
  5. Periodici per non vedenti o ipovedenti;
  6. Associazioni di consumatori;
  7. Quotidiani e periodici diffusi all’estero.

Esclusi esplicitamente dalla platea dei beneficiari i giornali di partito e le imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società foto-profilo-della-paginaquotate.

L’erogazione dei contributi ad una testata online potrà avvenire solo se regolarmente registrata presso una Cancelleria di Tribunale, con un direttore responsabile iscritto all’Ordine, che faccia informazione con aggiornamento quotidiano e non sia una mera trasposizione telematica di una testata cartacea né un mero aggregatore di notizie.

La speranza è che anche queste definizioni della norma aiutino una maggiore qualità dell’informazione digitale.

 

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