Fondi editoria, solo se la testata è on line.

Approdato in aula il testo per una vera e propria riforma in materia di fondi editoria.

Da anni si assiste al declino inesorabile e sempre più rapido di un certo modo di intendereGennaro Del Core l’informazione. In particolare, anche un mezzo storico di diffusione delle informazioni, ovvero la carta, è sempre meno in circolazione.

Situazioni finanziarie gravissime e spesso irrecuperabili dove a rimetterci sono i cittadini, che rischiano di veder spegnere un’altra voce di informazione, ed i giornalisti (insieme a tutte le altre figure che mandano avanti una testata) che perdono il loro lavoro.

Con l’istituzione del “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” verranno introdotte diverse novità, soprattutto nei criteri di assegnazione dei contributi.

Innanzitutto si accederà al fondo tramite bando pubblico e dimostrando, tra le altre cose, “capacità di recupero delle risorse” ovvero che sostanzialmente il giornale sia in grado di sostenersi e che quindi abbia davvero dei lettori e degli inserzionisti. Quest’ultima dovrebbe rivelarsi una cattiva notizia per i giornali di partito che, almeno nelle intenzioni iniziali prima della discussione in aula, dovrebbero restare fuori dai potenziali beneficiari.

Infine, la novità che trovo più importante di tutte: potranno accedere al fondo solo quelle testate che si avvalgano anche della versione digitale. Finalmente.

Agganciare una volta per tutte l’evoluzione tecnologica è vitale per la sopravvivenza dell’editoria, soprattutto locale. Le testate on line potranno smetterla di sentirsi le sorelle povere grazie alla possibilità di accesso ai fondi editoria e questo, ne sono convinto, aumenterà anche il livello di professionismo.

 

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