L’anno dei costruttori

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha tenuto il suo sesto discorso di fine anno ed ha tracciato una direzione concreta che il paese tutto dovrebbe seguire. In particolare, oltre all’obiettivo comune di sconfiggere il covid, si è soffermato della necessità di fare del 2021 l’anno dei costruttori. Cosa significa?

Sconfiggere il virus innanzitutto ma anche ricostruire la socialità ed il tessuto economico dell’Italia.

Il presidente Mattarella, ha evidenziato che “…vaccinarsi è un dovere…” e che, appena sarà possibile, non tarderà a farlo anche lui. Inoltre, ha aggiunto che “…il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del covid ed il primo della ripresa…”, sottolineando quanto il nostro paese esca davvero provato dall’anno passato non solo dal punto di vista sanitario ma anche economico e sociale.

Tuttavia, per quanto condivida le parole del Presidente della Repubblica, mi piace soffermarmi su un altro passaggio chiave di quello che egli stesso ha definito l’inizio del suo ultimo anno di mandato. Mi riferisco all’obiettivo di fare dei prossimi mesi anche, se non soprattutto, il “tempo dei costruttori”. Di certo, Mattarella non alludeva a nulla di edile (a tal proposito, invece, puoi rivedere la mia diretta in tema di superbonus) ma, piuttosto, puntava a segnalare una necessità che incombe sull’Italia. Quella che noi di Ferpi abbiamo evidenziato già da tempo, ovvero il momento dei “tessitori sociali”, tutte quelle donne e quegli uomini, che in altri contesti si direbbero “di buona volontà”, che abbiano capito il momento ed il bisogno impellente di unire anziché dividere.

Le basi di una stagione nuova non possono che partire dalle relazioni pubbliche, dal debàt publìc, sui temi più importanti per una ricostruzione sociale prima ancora che economica. Non sfugge a nessuno la grande difficoltà di gestire un’emergenza sanitaria del tutto sconosciuta ma, allo stesso tempo, serve ora programmare il futuro. Prossimo e non lontano. Ringrazieremo sempre il personale sanitario e quello della ricerca scientifica che, peraltro, andranno ancora sostenuti e con sempre maggiore convinzione ma, è bene dirlo, serve pensare anche agli investimenti per ripartire.

Fare relazioni pubbliche per bene, e non pubbliche relazioni che vuol dire altro, significa occuparsi di costruire reti, ampliarle e gestirle, laddove servano per mettere insieme gli interessi legittimi di ognuna della parti coinvolte in una determinata vicenda. Tanto è vero che la prima cosa che fa un professionista delle relazioni pubbliche è proprio “mappare” gli stakeholder ovvero coloro che, persone o organizzazioni pubbliche o provate, hanno interesse o sono interessati da una determinata situazione.

Un lavoro complesso ma entusiasmante che deve essere strumento della comunità, oggi più che mai.

Se hai bisogno di aiuto per gestire le relazioni pubbliche della tua organizzazione, scrivimi ora.

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