Social media, Brand journalism, Comunicazione

Le notizie del mattino e come vivono nell’era dei social media

C’è un rito che sopravvive a ogni cambiamento tecnologico, ed è quello delle notizie del mattino. Prima era il telegiornale acceso mentre si faceva colazione, o il giornale sfogliato al bar prima di entrare in ufficio. Oggi è lo smartphone scorso a letto, ancora mezzi addormentati, o davanti al primo caffè. Cambia lo schermo, cambia il gesto ma l’abitudine resta identica: prima di iniziare la giornata, ci si informa. Nessuna piattaforma social ha inventato questo bisogno, lo ha semplicemente ereditato e chi lavora nella comunicazione dovrebbe partire da qui, non dalle statistiche sui migliori orari di pubblicazione.

Il mito da sfatare

Va detto con chiarezza, perché è una delle domande che mi sento fare più spesso da imprenditori e professionisti: non esiste un orario che l’algoritmo premia. Nessuna piattaforma dà più visibilità a un post pubblicato alle 7 invece che alle 13. Quello che l’orario può fare, quando funziona, è intercettare un pubblico già presente in quel momento, generando un primo piccolo movimento di reazioni che poi convince il sistema a mostrare il contenuto a più persone. È un innesco, non una causa. Il fattore che decide davvero la visibilità resta il contenuto, non l’orologio.

Ma se l’orario non è una leva algoritmica, resta comunque una leva umana, ed è qui che le notizie del mattino tornano al centro del discorso. Alle 7 del mattino le persone non sono nello stesso stato d’animo delle 13 o delle 18: sono in modalità “mi informo”, non in modalità “sto comprando” o “sto lavorando”. Un contenuto di vendita in quella fascia stona, sembra fuori posto, come un venditore che bussa alla porta mentre si legge ancora il giornale. Una notizia vera, breve, verificata, invece si inserisce naturalmente in quel momento, perché parla la stessa lingua di quello che la persona sta già facendo con il telefono in mano.

Perché è un banco di prova per chi comunica

È proprio in questa fascia oraria che si vede la differenza tra chi fa comunicazione con metodo giornalistico, quello che negli ultimi anni ha preso il nome di brand journalism, e chi fa semplicemente marketing travestito da informazione. Il brand journalism non è una tecnica per rendere la pubblicità più elegante, è l’applicazione del metodo con cui si scrive un giornale, verifica dei fatti, responsabilità editoriale, rispetto per chi legge, applicato alla comunicazione di un’impresa, di uno studio, di un ente.

Al mattino, quando il pubblico è più esigente perché sta letteralmente cercando notizie, un contenuto costruito con questo metodo funziona meglio non per merito dell’algoritmo ma perché è l’unico che si merita davvero l’attenzione di chi lo legge in quel momento.

Diventare una media company, un mattino alla volta

Le organizzazioni che comunicano bene con continuità, quelle che nella mia newsletter “Crea la tua media company” definisco appunto piccole media company, hanno tutte questa caratteristica: sanno distinguere il giorno in cui hanno davvero qualcosa da raccontare dal giorno in cui devono solo riempire un calendario editoriale. Le notizie del mattino sono il test più severo di questa disciplina, perché non perdonano il contenuto vuoto: chi le scorre in trenta secondi prima di alzarsi dal letto riconosce subito la differenza tra un’informazione vera e un post che finge di esserlo.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Vale la pena aggiungere una cosa, perché la vedo confondere spesso proprio in questo tipo di contenuti rapidi e frequenti come quelli del mattino: l’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile per velocizzare una prima bozza o organizzare un’idea, ma non può essere il redattore a cui si delega la scelta di cosa raccontare. Non è un nemico ma non è nemmeno un dipendente a cui affidare la voce della propria organizzazione senza controllo. La responsabilità editoriale, quella che distingue una notizia vera da un contenuto generato in serie, resta e deve restare umana, soprattutto quando il pubblico legge con la guardia più alta, come succede appena sveglio.

Da dove iniziare

Se gestisci la comunicazione di un’impresa, di uno studio o di un ente, prima ancora di programmare l’orario dei tuoi post chiediti una cosa più semplice: quello che stai per pubblicare domattina, lo leggeresti tu stesso mentre bevi il caffè, o lo scorreresti via senza fermarti? È una domanda più utile di qualsiasi statistica sui social, e il punto di partenza reale di ogni buon lavoro di brand journalism.

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