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Rottura Ferragni-Community, l’importanza della reputazione

Chi approccia alla new economy con superficialità pensa che dietro influencer dai grandi numeri ci siano ragioni casuali, magari fortuna, o comportamenti frivoli. Quando si parla di professioniste del calibro di Chiara Ferragni, questi convincimenti sono del tutto fuori luogo. Dopo aver ingaggiato l’agenzia Community di Treviso, specializzata in reputation management, solo lo scorso dicembre 2023 per fronteggiare il momento difficilissimo della sua reputazione, Chiara Ferragni avrebbe interrotto il suo rapporto per divergenze sulla linea da seguire.

Il momento per la regina delle influencer italiane è il più duro da quando è diventata famosa al grande pubblico. L’accusa di aver approfittato della buona fede di milioni di follower mostrando un’azione a fine benefico, che però non si sarebbe mai verificata, sta costando carissimo.

Dall’affaire Balocco, infatti, sono tanti gli sponsor che hanno preso le distanze e si sono allontanati dall’immagine, non più dorata, della Ferragni. Per fronteggiare questa situazione, Chiara Ferragni si è affidata a un agenzia, la Community, specializzata in reputation management, ma sembra che il rapporto, seppur in maniera consensuale, sia già finito. Non ci sarebbe stata comunione di vedute sulla strategia da attuare e allora meglio separarsi.

In questo spazio non è mio compito discernere sulle ragioni di questa separazione ma fare una riflessione sulla reputazione e la sua importanza ai tempi dell’economia digitale.

Tutti noi, oggi, siamo la nostra reputazione. Soprattutto in ambito lavorativo, la reputazione e ancor più la web reputation sono fondamentali. E’ opportuno occuparsene perchè è centrale anche nel nostro lavoro quotidiano. Non esiste cliente o elettore che, un attimo dopo averci conosciuto, non prenda informazioni su di noi. E dove potrebbe acquisire queste informazioni se non online?

Un avvocato, un medico, un ingegnere, un politico, qualsiasi figura professionale deve occuparsi della sua reputazione, per quanto possa sembragli banale. Per quanto si pensi, sbagliando, di essere troppo piccoli per doversi occupare e preoccupare della propria reputazione, soprattutto online, basta il caso Ferragni a riportarci alla realtà.

La perdita di follower, infatti, sta causando perdita di sponsor e partnership con aziende di grosso calibro. Tradotto: sta portando a perdite economiche a più zeri. Rapporta a dimensioni più contenute, lo stesso effetto subirebbe un professionista o un’impresa, anche di provincia, se ciò accadesse anche in una piccola realtà.

Ragione in più, dunque, per smetterla di pensare che la comunicazione sia un gioco e che gli account social si possano affidare al più più giovane del gruppo, al figlio, al nipote, al cugino per ragioni anagrafiche o “perchè è uno “smanettone”. Il rischio è perdere tutto, non solo la reputazione.

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