Quando si immagina e si realizza una media company per un’azienda, uno studio professionale, un’associazione o un partito, si pensa, sbagliando, che sia necessario essere presenti su tutti i social media conosciuti fino a quel momento. Non è così ed è meglio utilizzare quelli realmente frequentati dai nostri utenti e quelli dei quali ci prenderemo davvero cura.
Che brutte quelle pagine e quegli account sui social che non vengono aggiornati da un anno o che pubblicano contenuti di altri. Questo accade perché qualcuno ha sentenziato, nell’ambito di qualsiasi forma di organizzazione, che “bisogna stare” su questa o quella piattaforma. Per costruire una media company, invece, è importante effettuare una ricerca preventiva, almeno un’analisi sui propri utenti. A chi ci stiamo rivolgendo? Chi sono? Cosa fanno? quale piattaforma social preferiscono?
Sarebbe mai possibile cercare utenti un po’ in là con gli anni su Tik Tok? Se volessi promuovere un servizio/prodotto per adolescenti punteresti su LinkedIn? Se quello che hai da dire non contemplasse immagini, apriresti un account su Instagram? Sembrano domande banali e hanno delle risposte altrettanto ovvie. Eppure accade ancora di vedere strategie non strategiche ma solo tattiche. Tutti stanno andando lì quindi ci andiamo anche noi, la moda del momento impone quella piattaforma e quindi dobbiamo esserci anche noi. Mi viene in mente Clubhouse che avrebbe dovuto essere il futuro e che, come tanti altri casi in precedenza, veniva presentato come l’alternativa a Facebook. Inutile aggiungere chi sia ancora il social più importante, in termini di iscritti soprattutto.
Allora come fare per attrarre anziché ricercare, magari un lavoro?
Conosci te stesso e chi è il tuo utente tipo. Pensa a come raggiungerlo, con quali mezzi e quali modalità. Il web offre innumerevoli opportunità tra testi, immagini e video ma dovresti chiederti qual è quella migliore per il tuo pubblico e quella, dato non secondario, che rientri maggiormente nelle tue corde. Insistere sui video “perché vanno di moda” anche quando la resa non è efficace è controproducente, solo per fare un esempio.




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