Lavoro: intervista al presidente nazionale dei commercialisti

Ho intervistato Elbano De Nuccio, neo presidente nazionale dell’Ordine dei Commercialisti, per il quotidiano L’Edicola del Sud. Abbiamo parlato di fisco e di misure necessarie per uscire dallo stato emergenziale e guardare avanti.

Un’elezione soli pochi giorni fa alla guida dell’Ordine dei Commercialisti d’Italia in un momento storico delicato, per la categoria e per tutto il Paese. In questo contesto Elbano De Nuccio è stato indicato dai suoi colleghi per guidarli e affrontare le sfide della professione.

Possiamo dire che non si è fatto mancare nulla in questa elezione?

«Direi proprio di sì. Abbiamo affrontato una campagna elettorale in piena pandemia e ora serve un vero cambio di passo per il bene non solo dei commercialisti quanto di tutta l’Italia. Sento la responsabilità dell’impegno per il quale mi hanno delegato le colleghe e i colleghi e sono consapevole anche delle criticità del momento storico che stiamo vivendo».

Il covid ha colpito duro non solo dal punto di vista sanitario.

«Purtroppo, si. Ha avuto un impatto negativo devastante anche dal punto di vista sociale ed economico. Quelle realtà aziendali e professionali che vacillavano già prima sono cadute definitivamente, ma anche realtà forti oggi sono in difficoltà».

Come giudica, a tal proposito, le misure individuate dal Governo?

«Guardi, nella logica emergenziale potevano anche andar bene ma oggi serve ben altro. Non possiamo continuare a ragionare come si è fatto, e giustamente, in piena pandemia. Oggi servono misure a sostegno della ripresa e i commercialisti sono pronti a dare il loro contributo».

Cosa intende?

«Voglio dire che non bastano più interventi spot, non ce la caveremo con un’operazione di maquillage. Il Governo introduca misure a sostegno delle imprese ma, soprattutto, metta mani alla riforma fiscale una volta per tutte. Sentiamo da troppo tempo proclami che, però, non hanno trovato attuazione. Servono sostegni per rimettere in marcia l’economia, a cominciare dalle aziende, che non possono tirare avanti con forme di assistenzialismo ma hanno bisogno di misure che abbassino davvero le tasse e le rendano competitive sui mercati, nazionale ed estero».

Quale potrebbe essere una misura necessaria?

«Punterei a una riorganizzazione completa del sistema tributario. Serve semplificare e alleggerire il carico fiscale. Non un solo intervento una volta qui e un’altra lì. Non solo qualcosina in meno su cuneo fiscale o Irpef o Irap. Serve una revisione completa che ottenga quell’alleggerimento della pressione necessario per aiutare le imprese ad essere più competitive».

Cosa abbiamo imparato dalla pandemia dal punto di vista economico-finanziario?

«Che la globalizzazione è tale anche nella crisi economica. Tutti ne hanno risentito, nessun paese escluso. In Italia, però, ci sono dei pesi ulteriori come le complicazioni del nostro sistema fiscale. Ad esempio, penso alla sovraproduzione di codici tributari. Così si rende complicato il rapporto tra utenza e Stato».

Quale ruolo potrebbero avere i commercialisti?

«Devono essere presenti ai tavoli ministeriali quando si prendono determinate decisioni. Non per presenzialismo ma perché hanno le competenze e le capacità per dare un supporto efficace al Legislatore. Quella che ci aspetta è una vera e propria scommessa ma sono sicuro che possiamo vincerla».

Di cosa si tratta?

«Dobbiamo abbassare la pressione fiscale senza temere che arrivi così un minor gettito nelle casse dello Stato. E’ provato che a fronte di tasse più leggere migliorano i consumi e quindi l’economia. La teorica riduzione delle entrate verrebbe presto coperta, anzi superata, grazie a una ripresa dell’economia reale. Perché è di questo che parliamo, non di grande finanza ma di realtà quotidiana».

La ricetta giusta si limita ad abbassare le tasse?

«Non credo basterebbe, serve anche inasprire le sanzioni. Perché se lo Stato abbassa le imposte ha poi tutta la possibilità di aumentare i controlli e colpire duro gli evasori, visto che non ci sarebbe più nemmeno la scusa dell’evasione per sopravvivenza. Molti si giustificano, innanzitutto con sé stessi, che sono costretti ad evadere perché la pressione è troppo alta. Bene, leviamo loro anche questo alibi».

Poi basta?

«Infine, si proceda a rendere più trasparente il rapporto tra Agenzia delle Entrate e utenza, basta con la caccia a far chiudere chi non paga. Propongo il lodo De Nuccio: aiutare chi non riesce a pagare a rateizzare, anche su più anni, così da permettere che continui a lavorare».

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