Legale: le nuove relazioni degli avvocati

Lavoro per la comunicazione nel mondo legale ormai da qualche anno, partendo dall’Ordine degli Avvocati di Bari, e con il tempo ho visto tutti i cambiamenti nell’ambito delle relazioni pubbliche degli studi. Dai rapporti con la stampa fino alle digital PR per arrivare, infine, alle dirette streaming sui social media.

Il mondo delle relazioni è cambiato, oggi vive principalmente online, ed ha posto il termine “digital” davanti all’acronimo PR. Di cosa si tratta?

Fino a qualche anno fa c’era la convinzione diffusa, non solo nel settore legale, che bastasse il pezzo di carta per conseguire un titolo professionalizzante e, aggiungo, autosufficiente a garantire una carriera prospera. Ancora, subito dopo aver conseguito Laurea ed abilitazione via di pratica durissima per poi, magari, aprire un proprio studio da qualche parte, in città o in periferia non faceva molta differenza, per avere la fila di clienti fuori. Invece qualcosa non è andato.

La fila davanti allo studio non ce l’ha più nessuno, non solo gli ultimi arrivati. Le compagini più importanti, a livello nazionale ed internazionale, ormai sono brand riconosciuti e, soprattutto, riconoscibili. Cosa è successo? E’ arrivato il web con tutte le sue conseguenze, positive (molte) o negative (poche).

Quando mi viene richiesta una consulenza da un avvocato la prima cosa che chiedo è di conoscere con precisione la presenza web dello studio. Anche un professionista singolo ha bisogno di strutturare una sorta di media company. Come? Almeno con tre asset centrali, uno di proprietà e due no. Mi riferisco alla creazione, innanzitutto, di un sito web, che sia responsive ed abbia un blog per poterlo usare davvero come un diario-giornale personale. Poi una pagina Facebook, così da poter promuovere i contenuti in maniera efficace e professionale (non basta il semplice profilo personale). Infine, un canale Telegram, strumento ottimo per avere una relazione quotidiana con chi è davvero interessato ai temi e, soprattutto, allo sviluppo degli stessi secondo il professionista.

Da delegato Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche italiana) per le regioni di Puglia, Basilicata e Calabria, ho organizzato qualche tempo fa un’iniziativa in Tribunale a Bari per ragionare di comunicazione legale, anche in ambito di litigation PR (qui potrai rileggere l’articolo sul convegno Ferpi a Bari). Solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile per uno studio legale destinare così tanta attenzione, e soprattutto risorse economiche (qui puoi rileggere l’articolo per l’incontro sul personal branding), per promuovere il proprio lavoro. Il marketing aveva in sé un’ombra quasi fosse qualcosa da evitare, una diminutio dello status di principe del foro.

Allora la domanda è: a cosa servono questi strumenti come sito, Facebook e Telegram? Ad avere delle relazioni con i clienti, attuali e potenziali.

Viviamo nella società liquida e, in quanto tale, ci ha abituato anche a cambiamenti così radicali da portare, ad esempio, alcune imprese e studi professionali a non avere una sede fisica. Oggi esistono persino banche che non hanno filiali sul territorio ma solo app da raggiungere su smartphone. Anche il mondo delle professioni, e quelle legali non fanno eccezione, è andato verso la realizzazione di spazi immateriali dove incontrarsi. Chi ha bisogno di un avvocato lo cerca online. Anche laddove ne abbia già uno, cerca conferme sempre sul web, in particolare sui social. Tutti sanno che, ormai, per qualsiasi nostra scelta ci fidiamo di più del parere di chi sentiamo più vicino a noi, rispetto ai vecchi canali di informazione. Anzi, spesso si teme che questi ultimi perseguano doppi fini o finalità commerciali proprie.

Se sei un legale, e non conta la tua età anagrafica, dovresti chiederti: se un cliente dovesse cercarmi online cosa troverebbe? Come potrebbe raggiungermi? Potrebbe stabilire un primo contatto e magari una relazione professionale con me o con il mio studio? A che punto sono le strutture per le tue digital PR?

Se la risposta è un sì convinto allora bene, se hai dubbi o certezze sul no, allora abbiamo un problema e bisogna porre rimedio, ora.

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  1. Social media: come funzionano e a cosa servono le dirette streaming > Gennaro Del Core

    14 Aprile 2021 at 7:58

    […] con i cittadini, magari potenziali elettori? (a proposito ti segnalo l’articolo sulle nuove relazioni per gli avvocati). Le finalità per utilizzare le dirette streaming possono essere molteplici e non è escluso che, […]

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