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Brand journalism: un ciclo di video interviste

Nell’ambito delle attività di brand journalism suggerisco un ciclo di video interviste con esperti del settore e addetti ai lavori. Ha una valenza importante al di là del settore di riferimento, ad esempio quello legale o tecnico, fino al caso concreto che riporto, un format realizzato per una cooperativa che si occupa dei problemi relazionali delle persone, ad esempio genitori-figli. Come strutturare il format? Quale linea editoriale? Come scegliere gli ospiti e scadenzare le uscite sui social?

Prendo spunto dalla pubblicazione del primo appuntamento del ciclo di interviste dal titolo “Gea live” (dal nome del centro inaugurato a Bari) realizzato per conto della cooperativa Gea for Family, che intende approfondire problematiche e soluzioni per le difficoltà di relazione fra le persone. In particolare, nell’ambito principale cioè quello delle famiglie, nel senso più largo del termine, e che vede purtroppo una casistica piuttosto ampia, anche a causa della liquidità della società nella quale viviamo.

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Il content business al centro del progetto di brand journalism

Come sai, il principio alla base della mia attività è sempre quello di riunire una comunità intorno a un interesse, in questo caso le relazioni personali, e con essa dare vita a un lavoro che sia sostenibile dal punto di vista economico, come è ovvio che sia, ma anche etico. Gli standard del passato imponevano come metro di paragone solo i numeri delle vendite. Oggi non basta più, sono sempre più difficili le cosiddette vendite a freddo. Allora, meglio costruire una relazione duratura e fondata su fiducia e competenza.

Come strutturare un format di brand journalism

Qualora sia possibile, a condurre potrebbe essere il titolare dell’impresa o dell’associazione o dello studio professionale. In alternativa, ma io la preferisco, meglio avvalersi di un professionista dell’informazione, un giornalista. Si, perché è bene ricordare che il giornalismo di impresa non si traduce in vendita diretta. Questo vuol dire che per essere efficace non può risolversi in una televendita che, con tutto il rispetto, è un’altra cosa. Si tratta di un’idea, prima ancora che di un’applicazione pratica, completamente diversa, soprattutto per i liberi professionisti. Si approfondiscono temi, problemi e soluzioni, di aspetti che interessano davvero la tua nicchia, piccola o grande che sia, senza dover vendere direttamente e a tutti i costi. Con la teoria dei 1000 fan, con il fisiologico turn over, il brand journalism rivelerà anche la sua efficacia commerciale.

Linea e calendario editoriale del progetto di brand journalism

Prima di stabilire la cadenza delle uscite e le piattaforme di pubblicazione è bene chiarire l’obiettivo finale del progetto. Approfondire temi? Far conoscere i professionisti dello studio? Promuovere un corso? Sono tutti obiettivi leciti e legittimi che si possono raggiungere facendo particolare attenzione al contenuto e non spammando come se non ci fosse un domani. Nel caso “Gea live” abbiamo scelto una linea editoriale improntata sul principio della salvaguardia dei rapporti positivi tra le persone, soprattutto nell’ottica dei minori, coinvolgendo sociologi, educatori, psicologi e tutte le altre figure professionali protagoniste, a vario titolo, nel procedimento di mediazione.

Versatilità del progetto di brand journalism

Ti starai giustamente chiedendo se il progetto di brand journalism può fare al tuo caso. Se costruire la tua media company possa costarti troppo. Bene, grazie alla tecnologia ormai i costi sono accessibili a tutti ma il ritorno può essere davvero sorprendente in termini positivi per il fatturato della tua impresa o per la causa della tua organizzazione politica o sindacale. Potresti immaginare un ciclo di video interviste per mettere in luce gli avvocati o gli architetti dello studio oppure per approfondire le tematiche che segue il tema nel suo lavoro quotidiano. Ad esempio, un ciclo di video interviste sui temi del condominio per uno studio legale che si occupa principalmente di contenzioso o un altro sulla mediazione familiare per organizzazioni di mediatori, anche culturali.

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